San Costantino Albanese, dove la cultura arbëreshe resiste tra le vette del Pollino

di Tommaso Garofalo

Nel cuore selvaggio e incontaminato della Basilicata, immerso nel Parco Nazionale del Pollino, si trova un borgo che custodisce gelosamente una lingua, una memoria e un’identità: San Costantino Albanese, o Shën Kostandini in arbëreshë.

Con i suoi circa 740 abitanti, è uno dei paesi più rappresentativi della comunità albanese d’Italia, discendente dai profughi che nel Cinquecento fuggirono dall’invasione ottomana.

Un borgo sospeso tra storia e natura

Il paese fu fondato tra il 1534 e il 1550 da coloni provenienti da Corone (nell’attuale Grecia), e ancora oggi conserva intatti lingua, riti religiosi bizantini, usanze e costumi della tradizione albanese. Le strade in pietra, le case addossate alla montagna, la toponomastica bilingue e l’uso corrente della lingua arbëreshe rendono San Costantino Albanese un luogo autentico, raro e prezioso.

Diviso secondo la tradizione in due nuclei – katundi alartaz (alto) e katundi ahimaz (basso) – il borgo sorge a 650 metri di altitudine, affacciato sulla suggestiva valle del Sarmento. Il territorio comunale include le frazioni di Conserva, Martorino, Farneta e Venticalia.

Tradizioni vive e partecipate

La vita culturale del paese è scandita da feste popolari profondamente radicate. Particolarmente sentita è la festa della Madonna della Stella, che si celebra ogni seconda domenica di maggio: durante la processione, sfilano i nusazit, enormi fantocci in cartapesta che rappresentano personaggi allegorici come sposi, artigiani, o il diavolo. Questi vengono poi fatti esplodere con petardi, in un rito simbolico tra fede e catarsi collettiva.

Altrettanto intensa è la celebrazione della Pasqua, con le tradizionali danze vallja che attraversano il borgo, rievocando la resistenza del condottiero Skanderbeg e l’orgoglio albanese. Non mancano poi eventi estivi e autunnali, come la festa della Madonna della Conserva e il festival “Autunno Arbëresh”, che unisce arte urbana, concerti e laboratori.

Patrimonio storico e culturale

San Costantino Albanese è anche un museo a cielo aperto. La Chiesa di San Costantino il Grande ospita tele seicentesche e un battistero in rame rosso, mentre il Santuario della Madonna della Stella e la Chiesa della Madonna delle Grazie raccontano la devozione della comunità. Il Palazzo Pace, dimora nobiliare nella frazione Venticalia, testimonia la storia feudale del territorio.

Di particolare rilievo è l’Etnomuseo della Cultura Arbëreshe, che raccoglie abiti cerimoniali, strumenti musicali, oggetti rurali e fotografie della diaspora albanese. È un luogo della memoria e della trasmissione, fondamentale per comprendere la ricchezza culturale di questo popolo.

Natura, emozioni e accoglienza

Immerso nel verde del Pollino, il borgo è anche punto di partenza per escursioni tra faggete, sorgenti e panorami mozzafiato. Chi cerca emozioni forti può provare il “Volo dell’Aquila”, una zip-line sospesa che consente di volare sul paese fino a 90 km/h.

Ma il cuore pulsante di San Costantino Albanese sono i suoi abitanti: calorosi, accoglienti, fieri delle proprie radici. Qui l’ospitalità si esprime nei gesti più semplici e autentici, secondo l’antico rituale del pane, del sale e del cuore offerto all’ospite.

Amministrazione e identità

A guidare il Comune è il sindaco Renato Iannibelli, in carica dal 2017 e rieletto nel 2022 con un consenso superiore all’80%. L’amministrazione si è distinta per il suo impegno nella promozione culturale, il rafforzamento dei rapporti con l’Albania e l’attenzione allo sviluppo turistico sostenibile.

Il confalone comunale, con i suoi simboli religiosi e identitari, rappresenta in modo sintetico ma potente la doppia appartenenza del paese: italiana e albanese, cristiana e mediterranea.

Un esempio di identità viva

San Costantino Albanese non è solo una destinazione turistica o un borgo da cartolina: è un modello di resilienza culturale, di coesistenza tra tradizione e modernità, di orgoglio per la diversità.

Per chi desidera scoprire un’Italia meno nota ma ricca di storie e valori profondi, questo paese rappresenta una tappa imperdibile. Qui la cultura non si conserva in teca: si canta, si balla, si vive.

TG

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