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la Repubblica Italiana tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi ìn attuazione dell’articolo 6 della Costituzione

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ln Italia, analogamente a quanto accade nella maggior parte dei paesi del mondo, non si parla una sola lingua: fatta salva l’esclusiva ufficialità dell’idioma nazionale entro i confini peninsulari la condizione di gran lunga prevalente è infatti quella del plurilinguismo.

La legge elenca le minoranze storiche oggetto di tutela nell’articolo 2, comma 1 : «<ìn attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano,il ladino, l’occitano e il sardo.

Varietà storicizzate di lingua albanese o Arbëreshë (lett. “albanese non di Albania, spec. parlato nelle comunità albanesi in Italia”) sono variamente distribuite in una cinquantina di località dell’Italia centromeridionale e insulare tra l’Abruzzo (comune di Villa Badessa in provincia di Pescara), il Molise (provincia di Campobasso), la Puglia (province di Foggia e Taranto),la Basilicata (provincia di Potenza), la Campania (comune di Greci in provincia di Avellino), la Calabria (province di Cosenza, Catanzaro e Crotone)e la Sicilia (comuni Contessa Entellina, Santa Cristina Gela e Piana degli Albanesi in provincia di Palermo).

Da queste località, inoltre, gruppi di albanofoni sono successivamente emigrati in alcune città del centrosud della Penisola (tra queste, Roma, Bari, Cosenza, Crotone e Palermo) e, al di fuori dei confini nazionali, in America (Stati Uniti, Argentina e Brasile).

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I fenomeni migratori alla base di tale presenza presero avvio nel corso del Quattrocento grazie alla politica del re Alfonso I d’Aragona: quest’ultimo, infatti, favori l’insediamento, nel Regno di Napoli (nelle attuali Puglia, Calabria e Sicilia), di gruppi provenienti da oltre Adriatico e consenti loro l’istituzione di comunità di culto greco-cattolico fondate su forme di sostanziale autogoverno. Le colonie italo-albanesi dell’Italia  meridionale crebbero sensibilmente in seguito all’invasione dell’Albania da parte dell’impero e, in particolare, dopo la morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg ( 1405 – 1 468), condottiero della resistenza albanese contro i turchi.

Seppur in assenza di censimenti recenti, si stima che gli individui albanofoni delle colonie dell’Italia meridionale siano attualmente tra i 60.000 e i 70.000 (su una popolazione complessiva di 1 00.000 individui circa), per lo più nel quadro di una situazione di bilinguismo con la lingua nazionale; gli idiomi albanesi parlati in questi territori, sottoposti a persistenti fenomeni di contatto con le varietà romanze, vanno ricondotti entro il gruppo delle varietà tasche dell’albanese, originarie della zona meridionale dell’Albania, cui fa capo anche la lingua standard.

(tratto da Antropologia Culturale di P.Kottak Mc Graw Hill)

Dott. Umberto Palazzo

Capo Servizio Gazeta Arbëreshë

 

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