L’esodo dimenticato del marzo 1991: Durazzo ricorda, nasce l’idea di una stele tra Durazzo e Brindisi
Durazzo, commemorazione del 35° anniversario dell’esodo del marzo 1991: intervento durante l’evento al porto, mentre una troupe televisiva riprende la cerimonia dedicata alla memoria delle partenze verso l’Italia. credit foto: Gezim Kabashi
Durazzo commemora l’esodo del marzo 1991
Marinai e cittadini di Durazzo hanno commemorato il 35° anniversario dell’esodo verso l’Italia del marzo 1991, ma la mancanza di un monumento e di attenzione istituzionale continua a destare preoccupazione.
(Gëzim Kabashi – Reporter.al)
Una memoria condivisa tra le due sponde dell’Adriatico
Leggo con profonda partecipazione l’articolo dedicato all’esodo del marzo 1991 da Durazzo verso l’Italia, un evento che troppo spesso resta in ombra rispetto a quello, più noto, dell’agosto dello stesso anno. Eppure quelle giornate tra il 5 e il 7 marzo rappresentano uno dei momenti più intensi e drammatici della storia recente dell’Adriatico: migliaia di uomini, donne e bambini attraversarono il mare non trasportando beni o merci, ma sogni, paure e una grande speranza di libertà.
Perché l’esodo di agosto è rimasto più impresso
Nella memoria collettiva italiana è rimasto soprattutto l’esodo dell’agosto 1991. Ciò fu dovuto anche alle forti tensioni istituzionali che si generarono in quei giorni tra l’Amministrazione Comunale di Bari e il Governo centrale di Roma. Quelle incomprensioni e quei contrasti politici finirono per amplificare mediaticamente l’evento, fissandolo con maggiore forza nell’immaginario pubblico e nelle pagine della storia.
L’esodo del marzo 1991, invece, pur essendo stato altrettanto significativo e drammatico, non ebbe la stessa eco politica e mediatica. Eppure rappresentò uno dei più grandi movimenti di persone nella storia contemporanea dell’Albania e segnò profondamente le comunità delle due sponde dell’Adriatico.
Il valore dell’accoglienza dei cittadini italiani
Ringrazio Gëzim Kabashi per aver riportato alla luce una memoria che appartiene non solo al popolo albanese ma anche a quello italiano. In quelle ore concitate, il mare Adriatico non fu una barriera, ma un ponte umano.
E se è vero che l’Italia seppe accogliere, è altrettanto vero che furono soprattutto i cittadini italiani – le comunità locali, le famiglie, i volontari – ad aprire le proprie braccia e le proprie case, trasformando un’emergenza in un grande gesto di solidarietà civile.
L’impegno per un monumento della memoria
Mi onora essere citato più volte in questo racconto che restituisce dignità a una pagina di storia condivisa. Proprio per questo sento il dovere di confermare pubblicamente il mio impegno personale affinché quella memoria non venga dispersa.
Intendo farmi promotore, nel mio piccolo, anche grazie all’appartenenza al Rotary, della creazione di un collegamento ideale e concreto tra Durazzo e Brindisi attraverso la rete rotariana delle due città e dei due distretti Rotary.
L’obiettivo è dare vita alla realizzazione di una stele commemorativa che ricordi quell’esodo e ciò che ha rappresentato: l’anelito di libertà di un popolo oppresso e la speranza riposta in un’Italia percepita come approdo di dignità e di futuro.
Un simbolo per le generazioni future
Un segno visibile, semplice ma forte, che possa parlare alle generazioni future. Un simbolo che ricordi come, in quei giorni del 1991, il mare fu attraversato non soltanto da navi cariche di persone, ma da destini umani, da coraggio e da fiducia.
Un monumento che celebri non solo la fuga dalla dittatura, ma anche l’incontro tra due popoli sulle due sponde dell’Adriatico: da una parte chi cercava libertà, dall’altra chi seppe offrire accoglienza.
Custodire questa memoria non è solo un dovere storico. È un atto di rispetto verso chi ha affrontato quel viaggio e verso i valori di solidarietà e umanità che, in quei giorni, hanno reso il nostro mare un mare di speranza.
